martedì 17 febbraio 2026

LA FORZA DELLA PRINCIPESSA


Quando si conoscono poco le fiabe, ci si forma l'idea che sia il principe a salvare la principessa, che sia lei ad aspettare il principe azzurro, ma la fiaba del "Principe ranocchio o Enrico di ferro", la prima fiaba della raccolta dei fratelli Grimm, dimostra esattamente il contrario, cioè che è la principessa a salvare il principe, che è lei a destarlo dal suo torpore relazionale.
Lui si presenta nelle vesti di un rospo, con tutto il rispetto per la bellezza dei veri rospi, lui è piuttosto bruttino per buona parte della storia, si dice infatti che "sporgeva dall'acqua la grossa testa deforme".
Lei doveva averlo già incontrato: "ah, sei tu, vecchio sciaguattone!", come a dire, ti ho già visto, ti riconosco nel tuo aspetto, speravo incontrandoti di nuovo che ti fossi liberato di quei pesanti fardelli; qualcosa doveva essergli accaduto all'interno della sua famiglia d'origine per esserne uscito così combinato. Probabilmente nella complessa relazione con la madre è rimasto invischiato, qualcosa di colloso, come degli atteggiamenti ricattatori, dei sensi di colpa, l'hanno tenuto lì "era stato stregato da una cattiva maga".
Quando lei lo incontra di nuovo nel giardino del castello e la palla d'oro le cade nel pozzo, quella è una prova che lei fa a lui, lo attira a sé con il riflesso dell'oro luccicoso per vedere se questa volta potranno farcela insieme; lui l'aiuta ma vuole in cambio qualcosa, le si presenta come un commerciante: la palla d'oro in cambio di tre cose. Una volta ottenuta la palla lei corre verso l'ingresso del castello e lui la segue, chiaramente non riuscendo a stare al suo passo, con quelle zampette, si capisce.
Il padre della principessa lo accoglie con facilità, non riconosce subito le vesti del principe o forse confida nelle capacità della figlia che può pensare di ricambiare l'aiuto ricevuto offrendo del cibo dalla sua tavola, dell'acqua da uno dei suoi bicchieri, ma non certo il suo stesso letto. 
Boom! Con quel gesto di lei, lui ritorna principe. Ma è un sogno? Oppure è veramente diventanto un principe? Enrico di Ferro è la parte più profonda del principe, che da dentro la sua anima ha assistito alle metamorfosi del principe in rospo. Quante volte avrebbe voluto gridare stai attento, non sei più un bambino, puoi rischiare di avere un conflitto con tua madre, non aver paura.
L'anima del principe Enrico è salva, lui adesso ha una grande possibilità di riscattarsi, di evolvere dalla sua famiglia, può finalmente essere se stesso e valorizzare la relazione con la principessa.
Il titolo della fiaba più antica, nella prima raccolta dei Grimm del 1815 era "Il principe ranocchio ovvero Enrico di Ferro", quindi Enrico è il principe che era stato trasformato in rospo.

martedì 3 febbraio 2026

LA COMPLESSITÁ DEL MONDO INTERNO

Talvolta possiamo aver difficoltà a riconoscere uno stato d'animo, ad avvertire un disagio che stiamo vivendo, un male del nostro essere e fatichiamo a dargli un nome: il nostro mondo interiore è complesso.
Il corpo ci segnala che qualcosa non va, siamo agitati, non stiamo bene in nessun posto, discutiamo con le persone che ci vivono accanto, non riusciamo a concentrarci bene su ciò che stiamo facendo.
 
Un film, interessante che ho visto di recente, "Vita privata"
racconta il misterioso stato d'animo di una donna, separata dal marito con un figlio e un nipote nato da poco, che lavora come psicoanalista. 
Un giorno iniziano a scenderle dal viso delle lacrime senza piangere, in piedi sull'autobus le sue lacrime bagnano il tessuto degli abiti della persona seduta, lei le asciuga dal suo viso ma di tanto in tanto nel corso della giornata continuano e ne è stupita e disorientata. Consulta un oculista, l'aspetto buffo è che si tratta dell'ex marito, e gli occhi non hanno nulla di strano o problematico. La sua ricerca continua, "lei sta vivendo un lutto", le verrà detto, ma non si tratta di un singolo lutto, ma di una perdita nella sua vita. 
Il gioco di parole del titolo del film "Vita privata" ha il significato sia di vita intima, segreta e familiare, sia di vita sottratta, mancante di qualcosa.
Eccomi allora ad accostare allo stato d'animo della protagonista del film, quello della principessa della fiaba "il principe ranocchio o Enrico di ferro" che piange abbondanti lacrime per la perdita della sua palla d'oro caduta in un pozzo profondo. Qui le lacrime scendono con un pianto disperato al quale corrisponderà un dialogo.
 
 
 

 

mercoledì 28 gennaio 2026

IL LINGUAGGIO SIMBOLICO DELLA FIABA

Il linguaggio simbolico della fiaba per esplorare la nostra storia personale


 

Le fiabe contengono al loro interno un linguaggio segreto, fatto di metafore, simboli e immagini che possono aiutarci a comprendere meglio la fase della vita che stiamo attraversando; soprattutto in un gruppo, la ricchezza che può essere trovata con l'aiuto di altre persone, per mezzo di questo lavoro psicoterapico, è immensa, come recarsi ad una sorgente o a una fonte d'acqua.

Il dialogo fra il rospo e la principessa

Fotografato nel 2018 a Pietrasanta 

 
 
A questo proposito, mi riferisco all'acqua, spesso capita d'incontrare nelle fiabe dei rospi. È un rospo che annuncia alla principessa la nascita di una bambina, nella "Bella addormentata nel bosco" di Perrault. 

Dei rospi vengono sputati da un ragazza arrabbiata con la madre che l'ha obbligata ad andare a prendere l'acqua al pozzo nella fiaba "Le fate", detta anche "Rospi e diamanti" sempre di Perrault. 

Ma la fiaba a cui mi riferisco per il lavoro di gruppo che ci sarà per alcuni mesi è quella del "Principe ranocchio o Enrico di Ferro" dei fratelli Grimm, nella quale il rospo ha davvero un ruolo particolare.



 



 

 

 

mercoledì 3 dicembre 2025

BIANCANEVE

 

 

Una delle fiabe più conosciute e amate, viene letta e interpretata partendo dalla sua forma più antica, più vicina a quella originaria della tradizione orale e utilizzata .

Un laboratorio di fiabazione per adulti e adolescenti, dove la fiaba si mette in azione, facendo muovere il nostro ricco mondo interno e lo mette in comunicazione con la nostra coscienza.  

 


mercoledì 5 novembre 2025

LE DIFFICOLTÀ DI RELAZIONE AL TEMPO DEI SOCIAL NETWORK

 

 LE DIFFICOLTÀ DI RELAZIONE AL TEMPO DEI SOCIAL NETWORK 


Un buon dialogo tra generazioni è sempre stato complesso, ha generato conflitti e discussioni. Paradossalmente nell'era più tecnologizzata dei social network, dei grandi contatti, dei molti mi piace, la comunicazione si è molto inaridita, si parla poco in famiglia, nelle coppie; si trascorre lungo tempo a scrollare anche in presenza delle persone a cui si vuol bene. Sono aumentati il bullismo, il cyberbullismo, il suicidio tra gli adolescenti, l'apatia e la solitudine.

È molto importante, continuare a riflettere e dialogare sull'uso che facciamo delle tecnologie nelle nostre relazioni e non soltanto quando accadono situazioni drammatiche, ormai irrimediabili.

Quando la psicologia è a servizio per aiutare e sostenere la costruzione e lo sviluppo di un dialogo. Nulla nasce spontaneamente, tutto si costruisce con costanza, pazienza e sentimento.


giovedì 16 settembre 2021

"L'ELEFANTE E IL TOPO"

PILLOLE DI PSICOLOGIA ANIMALE

L'ELEFANTE (E) E IL TOPO (T)

 


E: "Dunque il suo problema è quello di sentirsi piccolo..."

 

E: "Trovo che lei abbia delle orecchie piccole, ha visto le mie prima quando è entrato qui nella stanza di terapia, come sono grandi. Perché le sue sono così piccole?

E poi che coda corta che ha, la mia invece è bella lunga.

Le mie zampe sono molto grandi, riesco a schiacciare frutta secca a volontà in una sola volta. Perché le sue sono così piccole invece?".

 

T: "E' perché sono stato molto molto malatino".

 

Dunque il topino non soffre di un complesso di inferiorità, diagnosi dell'elefante, è un tipo modesto, umile, capace di ridimensionare il suo io.

 

Uno speciale grazie al fumettista Guillermo Mordillo Menéndez.

martedì 3 agosto 2021

NUVOLE DI PAROLE PER ADULTI

    NUVOLE DI PAROLE PER ADULTI


Fumetti, nuvole di parole per adulti, per riprendere contatto con la propria parte bambina.

Piccoli passi per adulti per camminare a fianco dei loro figli e del loro bambino interiore.

Piccoli passi verso quella parte di sé spesso dimenticata, perduta o cancellata che continua a vivere in noi e che talvolta può farci lo sgambetto perché sta soffrendo e non lo sappiamo. Pensare a quella parte e coltivarla può aiutarci a trovare delle risorse per dar sostegno e far crescere quella adulta.

Ci definiamo adulti, ma forse lo siamo solo d'età.

Come diceva Bill Watterson, l'autore di questo fumetto, la maggior parte degli uomini invecchia senza crescere e in fondo ad ogni adulto c'è un marmocchio che pretende che vada tutto come vuole lui.

E' importante allora nutrire la vita dell'adulto, a volte così arida, sviluppare la sua fantasia andando a ripescare elementi della vita bambina, della vita adolescente, nei ricordi, sogni e racconti, continuando a ripercorrere i suoi passi e chissà avere la possibilità di ritrovare le proprie impronte sul sentiero, avanzando con la sensazione di avere un piede grande accanto ad un piedino.

I mostri continueranno ad esistere, sia nella mente del bambino che in quella dell'adulto; non certo perché, come suggerisce la mamma a Calvin, nel proseguo del fumetto, se a quella cosa non penso allora vuol dire che non esiste più. Forse, quei pensieri mostruosi, dopo averli esteriorizzati e drammatizzati raccontandoli prima alla mamma e poi all'inseparabile tigrotto Hobbes (che si anima soltanto quando i genitori non sono presenti), potranno trasformarsi e assumere forme diverse, più tollerabili.